Degustazione di Champagne artigianali a Castelvecchio: i migliori piccoli vigneron della nuova generazione

Degustazione di Champagne artigianali a Castelvecchio: i migliori piccoli vigneron della nuova generazione

Luca Moser

Il 31 luglio abbiamo organizzato una degustazione di Champagne davvero speciale nella splendida cornice di Castelvecchio, sopra Caldaro (Bolzano). Un luogo perfetto per mettere a confronto tredici bottiglie provenienti da alcuni dei piccoli vigneron più interessanti della Champagne, produttori che negli ultimi anni stanno rivoluzionando il modo di interpretare questo territorio.

Sempre più appassionati stanno infatti scoprendo che i grandi Champagne non nascono soltanto dalle maison storiche. Oggi una nuova generazione di vignaioli sta riportando l'attenzione sul vigneto, sul rispetto del terroir, sulle fermentazioni spontanee, sulle vinificazioni poco interventiste e su produzioni spesso limitate a poche migliaia di bottiglie.

La degustazione è stata pensata proprio per raccontare questa nuova Champagne: vini che parlano del luogo da cui provengono prima ancora del produttore.

L'aperitivo: Rémi Georgeton apre la serata

Prima ancora di sederci a tavola abbiamo iniziato con una sorpresa: una magnum di Champagne Rémi Georgeton – Mes 4 Terroirs.

Una bottiglia che conferma ancora una volta il talento di Rémi Georgeton, uno dei produttori che negli ultimi anni mi ha impressionato maggiormente. Al naso emergono erbe officinali, agrumi, gesso e una delicata componente floreale. In bocca è preciso, dinamico e incredibilmente scorrevole: uno Champagne che invita continuamente al sorso e che ha creato immediatamente il clima giusto per la serata.

Prima batteria: Chardonnay e grandi assemblaggi

Il primo Champagne servito è stato Jean Servagnant – Les Galipes de Coulommes Premier Cru Extra Brut.

Prodotto nella Petite Montagne de Reims, è uno Champagne che continua a stupirmi soprattutto per il suo straordinario rapporto qualità-prezzo. Dominato dal Meunier ma completato da Chardonnay e Pinot Noir, offre freschezza, equilibrio e una bella impronta territoriale. Una leggera chiusura amaricante accompagna il finale ma, durante la cena, si integra perfettamente diventando quasi un punto di forza.

Siamo poi entrati nel mondo dello Chardonnay con Baptiste & Charles Ponsart – Les Vergers Blanc de Blancs Extra Brut 2019.

Qui emerge tutta la struttura dello Chardonnay coltivato nella Montagne de Reims occidentale. Il tempo trascorso dopo la sboccatura ha già iniziato ad arrotondare il vino, regalando sentori di miele di millefiori, crema, agrumi maturi e una consistenza quasi vellutata.

Il primo vero colpo di scena della serata arriva però con Parmantier Frère & Sœur – Les Spectres Premier Cru Blanc de Blancs 2019.

Uno Champagne di straordinaria personalità. Lo stile volutamente ossidativo è interpretato con un'eleganza rara: nocciola, burro, frutta secca e spezie dolci convivono in perfetto equilibrio senza mai risultare pesanti. È una bottiglia che dimostra quanto il legno e il tempo possano essere strumenti per valorizzare il terroir e non per coprirlo.

Chiude la batteria Leclaire-Thiefaine – Cuvée 01 Le Grand Cru d'Avize Extra Brut 2020, unico rappresentante della Côte des Blancs.

Qui ritroviamo lo stile più classico dello Chardonnay di Avize: gesso, agrumi e grande tensione minerale. Personalmente credo abbia semplicemente bisogno di qualche mese in più dopo la sboccatura per esprimere completamente il suo potenziale.

Seconda batteria: il Meunier raccontato dai piccoli vigneron

La seconda parte della degustazione era dedicata al Meunier, probabilmente il vitigno che negli ultimi anni sta vivendo la maggiore rivalutazione in Champagne.

Con Laval Aurore & Florian – La Fontaine des Fées Extra Brut 2020 siamo entrati in un'altra dimensione.

Per me uno dei grandi capolavori della serata. Mora, piccoli frutti rossi, note floreali delicatissime, acidità vibrante e una bevibilità quasi disarmante. Uno Champagne che riesce ad essere complesso senza mai perdere eleganza.

Altissimo livello anche con Perrine Fresne – Les Basses Croix Premier Cru Extra Brut 2020.

Al naso emergono sottobosco, frutta matura e leggere note speziate. La bocca è sostenuta da una bollicina finissima, una tensione acida straordinaria e una precisione che rende il sorso sempre vivo. Uno dei Meunier più convincenti assaggiati negli ultimi tempi.

Chiude la batteria Tellier – Les Conardins Extra Brut 2019.

Il profilo aromatico è dominato da burro, nocciola tostata e leggere sfumature evolutive. In bocca l'acidità è ancora leggermente protagonista, ma il carattere del vino è evidente e lascia intuire un notevole potenziale di evoluzione.

Terza batteria: Pinot Noir 

Si riparte con Brice Allouchery – Pinots Noirs Premier Cru Brut Nature, uno Champagne che dimostra come si possa ancora trovare un eccellente rapporto qualità-prezzo anche tra i Blanc de Noirs della Montagne de Reims.

Poi arriva uno dei protagonisti assoluti della degustazione: Sacy Sœur et Frère – Les Courtisol du Fut(ur) Blanc de Noirs Brut Nature 2021.

Uno Champagne che richiama per filosofia alcune grandi interpretazioni moderne della Champagne. Nel bicchiere evolve continuamente: frutta rossa, frutta secca, leggere note balsamiche e una salinità impressionante. Complesso, profondo, lunghissimo. Una bottiglia semplicemente straordinaria.

Il livello rimane altissimo con Laval – La Pâture Extra Brut 2020.

Ribes, marzapane, mineralità e una bocca verticale che continua a far salivare. Ancora una volta Aurore e Florian Laval dimostrano quanto la loro lettura del terroir di Boursault sia oggi tra le più interessanti dell'intera Vallée de la Marne.

Altro grandissimo protagonista è Maxime Oudiette – Les Hautes Sources Souris.

Uno Champagne che abbina perfettamente la parte burrosa della fermentazione malolattica a note di frutta gialla, radici officinali e una sottile sfumatura di genziana. In bocca è elegante, dinamico e di una precisione davvero impressionante. Una delle bottiglie che più mi ha colpito durante tutta la degustazione.

Subito dopo arriva Paul Gosset – Au Fil des Temps Été, altra autentica chicca della serata.

Energia, profondità e grande equilibrio rendono questo Blanc de Noirs uno Champagne capace di unire ricchezza e tensione in maniera esemplare.

A chiudere la degustazione ufficiale troviamo Adrien Renoir – Le Terroir Grand Cru Extra Brut.

Mela verde, gesso, una sottile nota torbata che ricorda alcuni grandi whisky e una bocca verticale, salina e interminabile. Uno Champagne che rappresenta perfettamente l'eleganza della nuova generazione di produttori della Montagne de Reims.

Il gran finale: Marie-Noëlle Ledru

Come se non bastasse, abbiamo concluso la serata con una bottiglia fuori programma che ha lasciato tutti senza parole: Marie-Noëlle Ledru – Cuvée de Goulté Grand Cru 2016.

Probabilmente una delle migliori bottiglie di Ledru che mi sia capitato di bere. Pietra focaia, agrumi, una splendida riduzione perfettamente integrata e una tensione che sembra non finire mai. Uno Champagne monumentale.

Se doveste trovarne ancora qualche bottiglia sul mercato, il consiglio è uno solo: non lasciatevela scappare.

I tre Champagne che mi hanno emozionato di più

Dopo una degustazione di questo livello scegliere soltanto tre bottiglie non è semplice, ma dovendo stilare una classifica personale direi:

🥇 Sacy Sœur et Frère – Les Courtisol du Fut(ur) Blanc de Noirs Brut Nature 2021

🥈 Parmantier Frère & Sœur – Les Spectres Premier Cru Blanc de Blancs 2019

🥉 Laval Aurore & Florian – La Fontaine des Fées Extra Brut 2020

Tre Champagne completamente diversi tra loro, accomunati da una caratteristica fondamentale: raccontano il loro terroir senza artifici, con autenticità e personalità.

È proprio questa la direzione che, secondo me, sta rendendo la Champagne contemporanea uno dei territori più affascinanti del mondo del vino.

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